COMPILATO DA:
P. FANFANI e C. ARL╠A

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TERZA EDIZIONE
Riveduta e con molte giunte
MILANO, 1890

BENESSERE

«È gallicismo e non traduzione, perché il verbo Essere, in questa frase, si riferisce allo Stato e non all'Essenza o all'Esistenza; e quando si giudicasse necessario trasportarlo tanto letteralmente, si dovrebbe dire Benestare (come dicono oggi li Castigliani) e non Benessere. Noi potremmo correntemente tradurlo per Prosperità, Felicità, Buona ventura, e talvolta Comodità, ec. - Così nota (continuò a scrivere il Parenti nelle Esercitaz. Filol., 2) per la sua lingua l'accademico Lusitano.» E dopo avere un po' ragionato sul tema e considerato che da molti secoli questo modo è introdotto nella lingua; che è adatta al linguaggio filosofico e dottrinale; conchiude che, se non deve essere scomunicato, è bene andar temperato nell'usarlo e propone invece di Benessere, Floridezza, Incremento, Prosperità, secondo torna nel discorso. Noi aggiungiamo che a tutto pasto dicesi Benestare nelle maniere seguenti: Ad Eugenio puzza il benestare: va sempre con gente trista e un giorno capiterà male - Eh, mio caro; da che dovetti andare a R. per me è finito il benestare; e che se ad alcuno il Benessere arieggiasse troppo il francese Bien-être, dica Buono stato, e festa. Difatti Buonessere, ridotto a sostantivo, sonerebbe così, v.g.: Mi rallegro del suo buono stare; l'aggettivo che fa da avverbio! I latini certamente non avrebbero detto Bonum esse, come i Francesi neppure Bon-être. - Ma ce n'è un esempio antico. - Bene: anche di Cianceltare, di Gibbetto, Liverare, Vengiare, ec. ce ne sono esempii del Trecento, e che per ciò? E se qualche Vocabolario lo registra, attenti! perché certe guide, invece di menar altrui per dritto calle, lo menano a rovina.
BELLIGERANTE BIGIOTTER╠A
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