COMPILATO DA:
P. FANFANI e C. ARL̀A

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TERZA EDIZIONE
Riveduta e con molte giunte
MILANO, 1890

POCHE PAROLE D'INTRODUZIONE

[Le "poche parole d'introduzione" corrispondono a sei pagine in corpo otto. Appena mi sarà possibile, vedrò di metterle in linea tutte; per ora mi limito alle ultime righe.]

Orazio c'insegna che Scribendi recte, sapere est principium et fons; e senza quel sapere, cioè, senza il senno, senza la ragione, che pondera e delibera, non si scrive bene.
Non presumo che quest'opera sia in ogni sua parte compiuta e perfetta, perrocché il proverbio, che dice: Al molino ed alla sposa Sempre manca qualche cosa, ben si attaglia ai lavori dell'ingegno, e in ispecie ai lavori lessicografici. Feci quel che meglio io seppi e potei; e però non mi mancherà (almen lo spero) il compatimento e la benevolenza degli studiosi. Ai quali, nel por fine a queste poche parole di introduzione, io non posso fare che rammenti un avvertimento di Pietro Giordani: «Mutare le fogge del vesito è senza pericolo: emendare i difetti delle leggi è con profitto: ma la lingua è edificio di lungo lavoro, che si può ampliare o abbellire; chi lascia consumarlo e cadere prepara molti secoli di vivere selvatico, e altri molti di penosi sforzi per ricomporre una civiltà.»

Firenze, nella primavera del 1890.

C. ARLÌA.